Assolta la molestatrice dello stolker
Ieri mattina al Tribunale di Nocera Inferiore, innanzi il Giudice dott.ssa Manuela Capparella, si è concluso un processo che ha del paradossale. Un imprenditore di Castel San Giorgio, residente a Salerno, M.E., che è stato raggiunto nel novembre 2023 da ordinanza di divieto di avvicinamento alla sua vittima di atti persecutori, ha pensato bene di denunciare la sorella della vittima per molestie e disturbo alle persone. M.E. appena a conoscenza della iscrizione a suo carico di una indagine penale (aveva richiesto un certificato c.d. 335 c.p.p.), ha iniziato a sentirsi molestato, danneggiato, insultato, tutte condotte che, per incanto, sono finite il giorno in cui è stata eseguita nei suoi confronti l’ordinanza che gli imponeva di avvicinarsi alla sua perseguitata. In particolare, oltre al “dito medio” che R.B. gli avrebbe mostrato dall’interno della sua autovettura, la condotta che infastidiva M.E. sarebbe stata quella che si vedeva frequentemente ripreso e fotografato dall’imputata mentre si intratteneva nei Bar di Nocera con i suoi “amici di aperitivi” piuttosto che di “merende” indicati come testimoni.
Effettivamente da quelle foto M.E. ha avuto in seguito fastidi perché venivano portate ai Carabinieri come prova dei pedinamenti che faceva alla sua vittima e per i quali è stato raggiunto dal provvedimento cautelare.
Con il rito abbreviato richiesto dal difensore di R.B., avv. Giovanni Falci del Foro di Salerno, il Giudice ha pronunciato sentenza di assoluzione dell’imputata perché il fatto non sussiste respingendo perciò, la richiesta di risarcimento dei danni fatta da M.E. costituitosi parte civile.
Nel corso del giudizio sono stati depositati dalla difesa numerosi documenti tra cui 150 screen shot di visualizzazioni di “storie” pubblicate su Facebook dall’imputata che venivano “viste” appena un minuto dopo la loro pubblicazione da M.E. che non era neanche tra i followers di R.B..
Appresa alla udienza precedente la notizia di essere stato “scoperto” in questa ossessiva operazione di “spionaggio”, M.E. ha smesso di andare a curiosare nelle “storie” di R.B..
L’avv. Falci ha rilasciato una dichiarazione su questa causa riassumendola con il ricorso a un detto della tradizione popolare: la parte civile ha fatto “Il bue che chiama cornuto all’asino”; il presunto persecutore che si è sentito perseguitato.





